Stress & Mindfulness

Scopriamo cosa è la Mindfulness e la sua relazione con lo stress

“Stress: dal disagio più lieve alla sofferenza più severa”

La presenza di stress è una cosa normale, è una conseguenza di quello che, di meno piacevole, ci succede nella vita.

Ma come reagiamo quando ci succede qualcosa che non ci fa stare bene? Qualcosa che ci fa risentire, infastidire, che ci fa soffrire emotivamente, che ci dà rabbia, sconforto, paura, ansia, preoccupazione o altro? Come stiamo quando siamo governati da questi stati d’animo?

Quali sono i nostri schemi? Come funzioniamo? 

Alcuni eventi stressanti durano poco e lasciano tracce superficiali che svaniscono velocemente, altre scavano solchi profondi e restano con noi per molto tempo.

Lo stress può essere inteso come tutto ciò che non ci fa stare bene, di .forte o lieve intensità,  per poco o molto tempo, nella mente, nel corpo o nelle emozioni, con noi stessi o nei rapporti con gli altri.

Lo stress può essere invalidante, può generare stati difficili, ma può anche essere visto e affrontato in un modo diverso rispetto a quanto siamo abituati a fare, a subirlo

Rabbia, rancore, preoccupazioni, disagio, senso di inadeguatezza, irrequietezza, insoddisfazione, etc.. e tutto quel flusso di pensieri che ci ritroviamo nella mente possono farci sentire oppressi, in uno stato che ci schiaccia, o disorientati, persi, senza energie.

A volte, quando la situazione è opprimente, forse vogliamo solo smettere di pensare, o desideriamo che un dolore vada via, subito, che non ci sia più, vorremmo non avere nella mente tutte quelle cose che si presentano e che sono indesiderate; ma sappiamo che non funziona così.

E’ possibile una strada che ci venga in aiuto quando tutto sembra non andare bene? 

La mindfulness sembra indicare una direzione, riconosciuta dalla scienza medica per la sua efficacia, che però richiede un impegno senza il quale le cose difficilmente possono cambiare.

La Mindfullness

Nonostante sia solo la pratica della mindfulness che può ridurre lo stress, e non la comprensione del suo significato, proviamo a dare qualche spunto di riflessione.

Questa pratica nasce alcuni decenni fa con un intento ben preciso: fornire alle persone che si trovano in uno stato di sofferenza, un aiuto per lavorare su quella sofferenza e liberarsene.

Facile a dire, farlo richiede impegno.

E’ qualcosa che tutti possono sperimentare, praticare e coltivare, non richiede abilità particolari quanto piuttosto una buona motivazione.

La parola Mindfulness si può tradurre con “consapevolezza”, intesa in una forma particolare, ed è qualcosa che ha a che fare con l’attenzione e l’uso che ne facciamo.

La mindfulness è infatti uno stato che sorge spontaneamente quando prestiamo attenzione in un modo particolare: con intenzione, al momento presente (ora) e in modo non giudicante.

Questo prestare attenzione al momento presente e senza i pregiudizi consente, da una parte, di non essere travolti dal contenuto mentale che normalmente incrementa il disagio, come il flusso di pensieri che si autoalimenta e dall’altra ci aiuta a vedere le cose come sono, per ciò che sono (anche se forse vorremmo che fossero diverse) e accettarle (perché non possono essere cambiate) ma non con un senso di rassegnazione e passività.

La mindfulness è un percorso esperienziale che vuole portare, chi lo intraprende, a vivere con maggiore consapevolezza tutto ciò che accade, in ogni momento e questo approccio cambia le normali reazione che possiamo avere di fronte allo stress, al disagio, alla sofferenza.

Gentilezza verso noi stessi, curiosità e determinazione sono le attitudini per coltivarla e può essere compresa solo praticandola: è proprio questo che si impara nel corso MBSR.

La mindfulness ci offre una modalità di conoscenza che si manifesta quando l’attività discorsiva ininterrotta della mente si placa creando lo spazio perchè emerga, spontaneamente una consapevolezza silente, una presenza al di la delle parole, dei concetti, del pensare, dell’intendere, del significare.*

Per evitare fraintendimenti, è doveroso chiarire che la mindfulness non è una tecnica di rilassamento anche se ne è un effetto, non è uno stato di “trance” o una condizione mistica, non si tratta di raggiungere uno stato particolare ne tantomeno un credo a cui aderire. Non è neanche un’accettazione passiva di tutto ciò che accade.

* Fabio Giommi – Al di là del pensiero, attraverso il pensiero (otto anni dopo).

Il lavoro della mindfulness

Ciò che solitamente accade quando siamo in preda alla rabbia o tristezza, al nervoso o a qualsiasi altro stato d’animo, è una forma di rifiuto: non ci piace stare così e vorremmo che, di qualsiasi cosa si tratti, vada via subito perché è spiacevole, in quei momenti vorremmo solo avere un po’ di tranquillità nella mente, vorremmo non pensare.

La mindfulness ci indica un approccio differente e apparentemente innaturale: ci chiede di non rifiutare ciò che c’è, anche perché sappiamo bene che non è così che dolore e sofferenza svaniscono, ma ci chiede di avvicinarci a queste forme di disagio o dolore, ci invita ad accogliere ed abbracciare quel dolore e questo avvicinarsi, per quanto possa apparire strano, può cambiare qualcosa, può modificarne e ridurne l’intensità e l’impatto sul nostro stato d’animo o mentale; l’indicazione è di sviluppare una forma di intimità con tutto quello arriva e che “fa male”, una forma di accoglienza che può riservare sviluppi inaspettati sul “come stiamo anche in quel momento”.

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